Le Previsioni dei Gestori Usa

Ad ogni fine d'anno, da diversi anni, il settimanale di informazione economico-finanziaria Business Week effettua un sondaggio presso i principali gestori di fondi comuni e analisti dei principali brokers negli Stati Uniti, sulle prospettive dei mercati azionari per l'anno successivo. 
Il sondaggio si compone di diverse domande:

Quale sarà il valore alla fine dell'anno dell'indice S&P 500, del Dow Jones e del Nasdaq Comp.

Qual'è l'asset allocation consigliata tra Azioni, Obbligazioni  e Liquidità .

Qual'è il settore azionario che performerà  meglio ed il titolo preferito.

Noi di Sentimentcharts ci siamo soffermati sul fatto che, come più volte evidenziato da un noto analista/gestore Usa: Kenneth Fisher, le previsioni dei gestori si sono rivelate di frequente particolarmente errate.

A conferma di ciò, come è solito fare Kenneth Fisher di Fisher Investments, analizziamo la distribuzione delle previsioni (in percentuale rispetto al livello previsto a fine anno) dei gestori partecipanti al sondaggio per gli anni dal 1996 al 2005, escluso il 2004 per cui per ora non siamo in possesso dei dati complessivi del sondaggio. 

Gli anni 1996 e 1997 sono stati forse i migliori in assoluto a parte la performance, la tendenza al rialzo è stata netta e ben definita con una volatilità  abbastanza contenuta, le previsioni per questi due anni sono state all'insegna della prudenza.

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Nel triennio 1996-1998 solamente un gestore/analista (nel 1996) ha fatto una previsione che si è poi collocata nel range di variazione esatto, in tutti e tre gli anni la distribuzione delle previzioni (con la classica forma a campana) si è posizionata nella parte centrale.

Nel sondaggio per l'anno 1999, dopo un recupero dei mercati a seguito dei forti ribassi culminati con i minimi di inizio ottobre 1998, le previsioni si sono fatte ancora più prudenti con un aumento delle previsioni negative. 
La maggioranza prevedeva variazioni limitate a fine anno, da segnalare comunque qualche eccezione che faceva aumentare le code della distribuzione dando alla campana una forma più piatta.

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Nel Dicembre 2000 dopo due anni di forti rialzi le previsioni si sono nuovamente riportate su livelli mediamente più alti, l'anno però si è chiuso in negativo e solo 3 partecipanti su 50 si erano espressi per una performance molto negativa.

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Il 2001 è stato l'anno successivo al primo cedimento dei mercati azionari dopo anni di bull market, anziché vedere un aumento delle previsioni negative vi è stato un aumento significativo di quelle positive, con solo 1 partecipante che prevedeva un'anno negativo. Iniziava il bear market e la stragrande maggioranza degli analisti e gestori Usa era convinto che fosse solo una pausa in un trend rialzista.

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Il 2002 si apprestava ad essere un anno di riscatto per il mercato azionario dopo la tragedia dell'11 Settembre e grazie alle previsioni di uscita dalla recessione economica. 
La distribuzione delle previsioni si trovava come nell'anno precedente, ancora spostata sulla sinistra, nella parte delle previsioni positive.
E' stato invece l'anno peggiore del triennio ribassista.

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Finalmente nel 2003 la performance ha incontrato in parte le previsioni, dopo avere raggiunto livelli di pessimismo storici ed una sottovalutazione estrema il mercato azionario ha invertito la tendenza ribassista. Da notare che la maggioranza degli analisti e gestori si aspettavano delle performance si positive ma abbastanza contenute, nonostante la durata e l'ampiezza del ribasso dai massimi del 2000.

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Per mancanza di dati saltiamo il 2004 ed arriviamo alle previsioni per l'anno 2005.
In quell'anno, una delle rarissime eccezioni, la performance del mercato azionario viene prevista con precisione da un numero elevato di analisti-gestori.
La maggioranza delle previsioni inoltre si concentra all'interno di un range di variazione previsto per il mercato azionario abbastanza limitato, da segnalare che le previsioni negative aumentano e si fanno anche più pessimistiche.
L'anno si chiude con una variazione positiva seppure marginale.

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Dopo un 2005 deludente per i mercati azionari Usa come si poteva chiudere  il 2006?
Il sentiment generale che traspariva dalle previsioni per il 2006, realizzato alla fine del Dicembre 2005, dopo un anno con scarsi rendimenti, segnalava un leggero aumento dell'ottimismo.
La stragrande maggioranza degli analisti-gestori prevedeva un 2006 con variazioni percentuale tra il 15% e lo zero. La distribuzione risultava abbastanza centrata e non spostata sulla sinistra, tant'è che solo 5 partecipanti avevano previsto una variazione positiva superiore al 15%.
Il 2006 si chiuse con un incremento dell'S&P 500 del 13,62%.

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Analizzando in termini contrarian, come insegnato da Fisher, la storia di un lungo periodo di questo sondaggio è evidente che avere aspettative diverse dalla maggioranza ha sempre pagato.
La tabella seguente riepiloga il risultato dei sondaggi con in rosso il range di variazione percentuale in cui si è collocata la performance del S&P 500 nell'anno oggetto della previsione.

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